Addio a Tony Dallara, la voce che insegnò all’Italia a sognare

20.01.2026

di Luisa Procopio

Se ne va in silenzio Tony Dallara, e con lui un pezzo di quell'Italia che stava imparando a guardare al futuro con occhi nuovi. Se ne va una voce che ha attraversato le radio a valvole, i jukebox dei bar, le prime televisioni in bianco e nero, lasciando una traccia profonda nella memoria collettiva di più generazioni.

Tony Dallara non è stato solo un cantante: è stato un simbolo. Il simbolo di un Paese che, uscito dalle macerie della guerra, cercava leggerezza, emozione, romanticismo. E la trovò in quella voce potente e vibrante, capace di salire, di "urlare" – come si diceva allora – senza perdere mai l'anima.

Tony Dallara
Tony Dallara


Era il 1957 quando "Come prima" travolse l'Italia. Un brano destinato a diventare immortale, non solo per il successo clamoroso, ma perché segnò una svolta. Con Dallara nacque l'"urlatore", una nuova figura musicale che rompeva gli schemi della tradizione melodica e anticipava un cambiamento culturale profondo. Non era ribellione, era passione allo stato puro. Era il cuore che batteva più forte della paura.

Da quel momento la sua carriera fu un susseguirsi di successi: "Lazzarella", "Romantica", "Ti dirò". Canzoni che oggi suonano come cartoline ingiallite, ma che allora erano modernissime, cariche di sentimento, capaci di raccontare l'amore con una sincerità disarmante. Tony Dallara cantava come se ogni parola fosse l'ultima, come se ogni nota dovesse restare impressa per sempre.

E in effetti così è stato.

Non amava gli eccessi, né le luci accecanti della celebrità. Quando il vento della musica cambiò, Dallara seppe fare un passo indietro con dignità, reinventandosi attore, doppiatore, uomo di spettacolo a tutto tondo. Senza mai rinnegare il suo passato, ma senza nemmeno restarne prigioniero. Una lezione rara, soprattutto oggi.

La sua voce, però, non se n'è mai andata davvero. È rimasta nei dischi consumati dal tempo, nei ricordi di chi si è innamorato per la prima volta ascoltandolo, nelle case dove la musica era un rito familiare. È rimasta come restano le cose vere: senza fare rumore, ma resistendo al tempo.

La morte di Tony Dallara non è solo la scomparsa di un artista, è la fine di un capitolo della nostra storia culturale. Un capitolo fatto di speranza, di sogni semplici, di un'Italia che aveva voglia di cantare per sentirsi viva.

Oggi lo salutiamo con gratitudine. Perché ci ha insegnato che si può essere moderni senza perdere l'eleganza, intensi senza essere gridati, popolari senza essere banali. Ci ha insegnato che una voce, se è sincera, può attraversare i decenni e arrivare fino a noi, intatta.

Ciao Tony.
Continua a cantare, da qualche parte. L'Italia, quella che ti ha amato, sta ancora ascoltando.