Albania Fashion Week 2025: Il giorno in cui la moda ha imparato a parlare albanese

19.11.2025

di Luisa Procopio

Ci sono giorni che non appartengono soltanto a un calendario, ma a un intero Paese. Il 25 ottobre 2025 è uno di quelli.
È il giorno in cui l'Albania ha smesso di guardare il mondo della moda da lontano e ha iniziato a camminare al suo fianco, con la testa alta, con orgoglio, con consapevolezza.
Un giorno in cui una donna, Gentiana Dervishi, ha trasformato un sogno personale in un atto collettivo di identità.

Quando la visione diventa realtà

Il Palazzo dei Congressi di Tirana non era semplicemente illuminato: vibrava.
Le colonne, le scale, le luci, il brusio: tutto sembrava respirare allo stesso ritmo, quello dell'attesa. Attesa di un cambiamento, di un battito nuovo, di un'appartenenza che diventava, finalmente, internazionale.

Quando Gentiana Dervishi è apparsa sulla passerella, prima ancora che la sfilata iniziasse, si è percepito un rispetto tangibile, quasi fisico.
Non solo per la sua eleganza impeccabile, ma per la sua storia: una donna che da 23 anni vive fuori dall'Albania ma che, nel suo cuore, non se n'è mai andata davvero.

E quando ha tagliato il nastro rosso, lì, nel mezzo della passerella, non davanti a un palazzo istituzionale ma davanti alle persone, è stato impossibile non avvertire un brivido.
Era il taglio simbolico di un passato che si rinnova, di una promessa mantenuta 

La moda come linguaggio dell'anima di un Paese

Albania Fashion Week 2025 non è stata solo una passerella: è stata una dichiarazione emotiva. Una frase pronunciata in tante lingue diverse—quelle degli stilisti, dei tessuti, dei colori—ma con un'unica intenzione: mostrarsi, finalmente, per ciò che si è.

L'aria era colma di energia. La platea, oltre 500 persone, non era lì solo per osservare. Era lì per partecipare a un rito collettivo, per assistere alla nascita di qualcosa che avrebbe superato il confine di un singolo evento.

Storie, emozioni e identità cucite negli abiti

Ogni stilista ha portato in passerella un pezzo della propria anima, ed è proprio questo che ha reso AFW così profondamente umana.

Etnik Shala, con le sue collezioni intrise di memoria e modernità, ha fatto vibrare la sala. I suoi abiti sembravano uscire da una storia antica e, allo stesso tempo, parlare una lingua futura. Una sorta di preghiera visiva, un canto di appartenenza.

Tommaso Pieri ha spostato l'attenzione dall'esterno all'interno: le sue creazioni erano emozioni cucite, pensieri trasformati in forma. Guardarle era come leggere un diario attraverso stoffe e cuciture.

Poi il mondo delicato e spirituale di Aslama Galicaj, la fragilità poetica di Bukurie Cani, la sincerità affettiva di Anjeza Baraku, la leggerezza strutturata di Denisa Paça.
Ogni giovane designer ha portato in passerella non solo un lavoro, ma una parte intima di sé, un frammento della propria crescita.

Il momento più primordiale? La collezione Në Gjirin e Tokës di Megisa Margjegja, dove ferro e pelle non erano materiali, ma emozioni. Guance dure e morbidezze profonde. Lotta e radici. Una sintesi perfetta della condizione umana.

E poi il viaggio di Tradita Popullore, che ha trasformato la passerella in un museo vivente della memoria albanese. Vedere le xhubleta, i ricami, i colori della tradizione brillare sotto le luci moderne è stato come vedere il passato che sorride al futuro.

L'apice: quando l'arte indossabile tocca il sacro

Il finale di Giuseppe Fata ha lasciato la sala sospesa.
I suoi copricapi non sono accessori, sono manifesti. Sono costruzioni simboliche che trasformano chi le indossa in figure quasi mitologiche.
Per un attimo, le modelle sembravano attraversare la scena in una dimensione parallela.
Silenzio. Poi un applauso che non era solo ammirazione, ma gratitudine.

Dietro il sipario: dove nasce la magia

Un evento come AFW funziona solo se ogni ingranaggio è perfetto.
E così è stato.

Alessia Xhafa, con la sua leadership silenziosa e ferrea, ha gestito backstage e tempi con la precisione di un direttore d'orchestra.
Accanto a lei, Alessio Marrari, che ha dato forma alla comunicazione, trasformando un evento in un racconto.
E ancora lo sguardo sensibile della fotografa Arjentina Kola, capace di cogliere dettagli che altri avrebbero perso, e l'occhio tecnico di Julian Napoleoni, che ha garantito armonia e fluidità a ogni istante.

Il team Hair & Make-Up è stato un esercito artistico, guidato con maestria da Alex Radulescu, Diana Jaupi e Roberto Rosini: i loro look, più che acconciature e trucco, erano estensioni dell'anima delle collezioni.

Oltre la moda: un atto d'amore verso un Paese

Quando si è usciti dal Palazzo dei Congressi quella sera, l'aria sembrava diversa.
Non per la temperatura, ma per ciò che era successo all'interno.

Albania Fashion Week 2025 è stata un atto d'amore: per la cultura, per la creatività, per la propria identità.
Un evento che ha fatto capire che l'Albania non è più un Paese che osserva, ma un Paese che crea. Che propone. Che incanta.

E mentre i passi si allontanavano dal palazzo, una consapevolezza semplice ma potente si faceva spazio:
la moda, da oggi, ha una nuova voce. E questa voce parla albanese.