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Se ne va in silenzio Tony Dallara, e con lui un pezzo di quell'Italia che stava imparando a guardare al futuro con occhi nuovi. Se ne va una voce che ha attraversato le radio a valvole, i jukebox dei bar, le prime televisioni in bianco e nero, lasciando una traccia profonda nella memoria collettiva di più generazioni.

Ci sono uomini che non entrano nel cinema dalla porta principale. Lo attraversano. Come un confine, come una notte da superare, come una promessa fatta a se stessi. Antonjo Gjonaj appartiene a questa rara geografia umana: quella di chi non recita soltanto un ruolo, ma abita le storie, le ascolta respirare, le accompagna fino a diventare memoria.